Lascio il campo di descrizione vuoto per non dovermi ricordare di essere come mi sono descritto.

La storia di come ho messo gli occhiali

Arrivo a casa e dico a mia madre che non vedo alla lavagna e mia madre lo dice a mio padre e mio padre che è perfetto non pensa di poter fare figli sbagliati e allora non mi crede e mi dice che sono perfetto e io dico che secondo me non ci vedo. È facile da capire: basta vedere e non vederci comunque. Lui non si rende conto perché lui ci vede, e vede che io ci vedo perché guardo, ma non è che se uno guarda vede. Mi sto dilungando. Dicevo. Lui prende un foglio, ci scrive una A grandissima che prende quasi tutto lo spazio e una B più piccola. Va dall’altra parte della cucina e poggia il foglio al muro. Mi chiede qual è la prima lettera. Io dico “ehm”, poi insomma volevo pure indovinare perché sapevo che le avrei prese però le lettere sono tante e uno non va mai a pensare alle cose più banali. Allora dico che non lo so, non la vedo. Lui ovviamente si arrabbia e mi picchia perché pensa che lo prenda in giro perché effettivamente quella A era proprio bella grande, però sarebbe potuta essere grande come un palazzo ma se il tratto della penna è sottile per me non cambia niente e non la vedo. Per me è sempre scritta piccola. Ma questo lui non poteva saperlo, lui la vedeva scritta grande, le presi e non mi dispiacque prenderle. Poi me ne andai in stanza a fare le solite cose, però mi dispiacque averlo deluso e averlo fatto arrabbiare, allora continuai per altri trequattr’anni ad andare a scuola senza vedere nulla e senza sapere niente di quello che mi capitava attorno, tipo matematica non la feci mai perché matematica consiste nel guardare alla lavagna tutto il tempo meno quello in cui ti chiamano per andarci tu alla lavagna, e perciò non avevo la più pallida idea di che fosse questa matematica di cui tutti parlavano. Poi dopo un giorno mi sono svegliato con nove anni e con soldi miei e sono andato a fare una visita e mi sono comprato gli occhiali. Ci stavo bene e sembravo intelligente, e ho imparato pure la matematica (ragione per cui un po’ me ne sono pentito). Comunque a casa non dissi niente e tenevo gli occhiali nascosti per quando andavo a scuola. Un giorno mia madre li trovò e disse “Ma che sono questi?”. I miei occhiali.  ”Ah, vabbè”. Allora ho iniziato a metterli sempre, pure in casa, e tutti hanno fatto finta di niente. Poi sono io quello che non ci vede bene.

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  1. iomirifiutodipensare ha rebloggato questo post da ildapa
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  4. midnightloversogood ha rebloggato questo post da ildapa
  5. 21taxi ha detto: dapa. Qui piove fa freddo e c’è la gnagna della domenica pomeriggio. Ma leggerti fa sorridere. Con quel pizzico di amaro che ci sta bene :)