Lascio il campo di descrizione vuoto per non dovermi ricordare di essere come mi sono descritto.

Una serata e tre racconti (in ordine cronologico)

Lisa • Spine di granchio

Userò dei nomi di fantasia. Girtenwa… okay, un po’ meno di fantasia: Lisa è una bambina decenne che disegna duomi di Milano che sembrano piramidi maya ma a cui poi, scaltramente, aggiunge post scriptum che recitano “è il duomo di Milano!”. Lisa non sa pulire gli scampi e Megara, la festeggiata, si offre di aiutarla, ma nonostante la buona volontà inizia una battaglia con il crostaceo morto (senza riuscire ad avere la meglio) e maciulla l’animale in tanti piccoli pezzi. Poi, rassegnata, e incolpando la defunta bestia di essere già aperta, riconsegna la poltiglia a Lisa, che sembra inconsolabile. «Voleva controllare se c’erano spine», dico. Lisa non ci crede nemmeno per un attimo, comunque almeno ridiamo.

Ilenia • Sgabelli livellatori

Si avvicina il momento delle foto di gruppo, che io, neanche a dirlo, non faccio. Anche perché, come al solito, non conosco nessuno (che è comunque molta più gente di quanta abbia intenzione di conoscere). Alle mie spalle, intanto, avanza un’adorabile signora, figura materna della festeggiata. Con tanto garbo, la signora, si rivolge alla ragazza che mi siede accanto, Ilenia, appunto, e le chiede se ha già fatto la foto. Perché durante le foto tutti si chiedono tra loro soltanto quello, se ti sei già fatto la foto. La gente in realtà vuol intendere che aspetta la torta, e allora muovetevi a fare ste cazzo di foto. Ilenia risponde che ha vergogna di farsi la foto perché è bassa, e gli altri sono tutti altissimi. Io per esempio sono moderatamente alto, ma qui ammezzo non pare proprio. Ilenia è di piccola statura e si preoccupa che il contrasto di misure possa farla sembrar appartenere ad un’altra specie animale. Subito interviene la madre della festeggiata: «Ma non sei così bassa. E poi che te ne frega? Ti porti uno sgabello!». Stamattina risento Ilenia che sul fatto dichiara: «La sottile arte del consolare e demolire una persona nella stessa frase». Comunque poi la foto l’ha fatta, e, non si è capito perché, s’è rannicchiata. Forse per la vergogna. Sicuramente rannicchiarsi slancia.

Megara • Troppo eleganti per bagnarsi ancora

Poggiati a degli scogli in riva al mare, sotto una pioggia leggera, due che di fatto erano lì solo per cantare un po’, resistono  non si sa perché – al freddo. Nel mentre arrivano due uomini barbuti e panzuti che iniziano a strusciare barche verso il mare. Alle due di notte. Temo non sapremo mai il perché neanche di questo. La festa è finita da parecchio e Eracle, a modo suo, ringrazia per l’invito: «Ho parlato un po’ con alcune delle tue amiche, ma erano brutte (meno Lisa e Ilenia, ndr)». Megara storce il labbro e Eracle calca: «Ma no. Che mi frega di com’erano? Quando vado a una festa punto alla festeggiata». Indispettita, Megara, si volta dall’altra parte. Nel frattempo un po’, comunque, sorride. La protagonista di questa storia non dice nulla. Magari è per questo che si è capito qualcosa. Le barche sono in mare e fa freddo e piove. Vanno via, la festa è finita da parecchio.

25 noteMostraHide

  1. postato da ildapa